apparato respiratorio ppt

Posted on 04 Окт 201720

ppt by Elena Redaelli on Prezi

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Purtroppo ognuna di queste componenti, nel corso della vita, può andare incontro ad una trasformazione maligna, in senso tumorale. Questo processo è chiamato attecchimento e dura dalle due alle tre settimane. Per diminuirne l’incidenza e la gravità di tale complicanza le cellule del midollo del donatore possono venire depletate di una particolare popolazione di linfociti (i linfociti T), ritenuti i maggiori responsabili della malattia del trapianto verso l’ospite. Di fatto il sistema respiratorio, proprio perché, attraverso l’aria respirata, risulta in continuo contatto con l’ambiente esterno, rappresenta l’apparato a maggior rischio di sviluppare infezioni. I requisiti per essere un donatore di midollo osseo sono pochi: avere un’età compresa tra i 18 anni e 55 e godere di buona salute generale.

E’ questa una conseguenza legata ancora una volta alla chemioterapia ed alla radioterapia che precedono il trapianto. R: Una volta prelevato dal donatore (o dallo stesso paziente), il midollo viene trattato attraverso dei particolari filtri per rimuovere le cellule adipose, frammenti di ossa ed altre particelle impure, e per separare le cellule che talora formano grossi aggregati. Essa è dovuta alla morte delle cellule superficiali delle mucose, le cosiddette cellule epiteliali (si parla infatti di disepitelizzazione), cui segue una fase di rigenerazione e ricostituzione delle mucose stesse. Infatti, oltre ad ottenere l’eradicazione delle cellule malate, questo trattamento serve anche a “condizionare” il tessuto del ricevente affinché quest’ultimo si prepari a ricevere e far maturare in sé le cellule del trapianto; senza questo trattamento, che comporta una temporanea soppressione del sistema immunitario del ricevente, le cellule del trapianto verrebbero rapidamente eliminate dall’organismo, e non avrebbero perciò la possibilità di ripopolare il midollo osseo, permettendo la sopravvivenza dell’organismo ricevente stesso. In generale più è vicina la compatibilità tra il ricevente e il donatore più basso è il rischio che si verifichino le complicazioni sopracitate, riguardo alle quali vanno comunque fatte le seguenti considerazioni: – Poiché i trattamenti chemio-radioterapici di condizionamento sopprimono il sistema immunitario del ricevente, il rigetto – La tecnologia moderna è in grado di rimuovere o sopprimere le cellule T, maggiori responsabili della malattia del trapianto verso l’ospite (GVHD), rendendo perciò possibile, in certi casi, la realizzazione di un trapianto fra individui geneticamente non totalmente compatibili.

Tutto ciò, inoltre, viene ulteriormente complicato da un altro aspetto della mucosite, la cosiddetta scialorrea: con questo termine si intende l’aumentata produzione di saliva, che si presenta più densa del normale e può essere tanto abbondante da obbligare il paziente ad espellerla all’esterno ripetutamente. Il trapianto di midollo è altresì sicuramente indicato in quei pazienti in cui il trattamento convenzionale di chemioterapia o radioterapia non abbia dato i risultati attesi: sono qui compresi i pazienti con leucemie acute (sia mieloidi che linfoblastiche) in cui, pur non essendo inizialmente presenti i suddetti fattori prognostici negativi, si siano verificate una o più recidive di malattia (e siano pertanto non più in prima, bensì in seconda o successiva remissione), ed i pazienti con linfomi (o altri tumori solidi) in stadio avanzato o che si siano dimostrati resistenti alle terapie convenzionali sopracitate. Questi tipi di trapianto trovano indicazione in soggetti che non abbiano un famigliare HLA identico, in cui la ricerca di un donatore da registro sembri difficoltosa o quando siano in uno stato di malattia ad alto rischio di ricaduta precoce. Ovviamente, se non trattata, la leucemia porta progressivamente ad un peggioramento della salute, fino alla morte. R: Un importante effetto secondario del trapianto di midollo osseo è la sterilità, ossia l’impossibilità di generare prole. Il numero delle cellule staminali contenute nel sangue placentare è tuttavia limitato e non consente un facile attecchimento in pazienti adulti; pertanto attualmente il sangue placentare costituisce una sorgente di cellule utilizzabili a fini trapiantologici preferenzialmente (ma non esclusivamente) per soggetti in età pediatrica. In ogni caso, il trapianto fra individui geneticamente totalmente compatibili (HLA identici), dove attuabile, rimane il trapianto di scelta poiché comporta maggiori probabilità di riuscita. Queste cellule, che sono sottoposte a rigidissimi controlli, hanno la funzione di sostituire temporaneamente le cellule del paziente, che sono in via di maturazione. Per sopperire alla mancata produzione cellulare ed evitare le pericolose conseguenze che ne deriverebbero il paziente viene periodicamente trasfuso con concentrati piastrinici ed unità di globuli rossi di donatori volontari, accuratamente selezionati. Cosa si intende per effetto antileucemico del trapianto (Graft Versus Leukemia o GVL)? Quali sono i progressi che si sono verificati negli ultimi anni nel campo dei trapianti di midollo? Visti i recenti progressi, è possibile utilizzare per il trapianto anche donatori non HLA-identici? R: Un trapianto di midollo osseo (TMO) si può considerare non come un operazione chirurgica ma come una trasfusione di midollo, non sangue, da un individuo ad un altro, o nello stesso individuo.

Diapositiva 1 - UNIVERSITÀ degli STUDI
Infezioni apparato respiratorio. è il distretto con maggiore incidenza e prevalenza di malattie da infezione. i m.i. possono stabilire diversi rapporti con questo ...

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La tipizzazione HLA delle cellule staminali in esso contenute viene inserita in un apposito registro, consultabile dai Centri accreditati di tutto il mondo. Cosa si intende per effetto antileucemico del trapianto (Graft Versus Leukemia o GVL)? Quali sono i progressi che si sono verificati negli ultimi anni nel campo dei trapianti di midollo? Visti i recenti progressi, è possibile utilizzare per il trapianto anche donatori non HLA-identici? R: Un trapianto di midollo osseo (TMO) si può considerare non come un operazione chirurgica ma come una trasfusione di midollo, non sangue, da un individuo ad un altro, o nello stesso individuo. La scialorrea è conseguenza di uno stato infiammatorio che, insieme alle mucose, colpisce anche le ghiandole salivari. In altre parole sarà possibile separare la GVL dalla GVHD, conservando gli effetti positivi legati alla prima ed eliminando le R: I fattori di crescita sono sostanze la cui principale funzione è quella di stimolare il midollo osseo a produrre più cellule. Nel caso del trapianto autologo, invece, il paziente agisce come donatore per se stesso: al momento del trapianto egli riceve il proprio midollo osseo che, in una fase precedente, viene prelevato, eventualmente trattato, congelato, ed infine conservato in azoto liquido (ad una temperatura di -196°C) fino al momento del suo utilizzo.

Ovviamente al fine di determinare la possibilità di un TMO molto importante risulta la collaborazione tra il centro ospedaliero specializzato nei trapianti ed i medici di fiducia del paziente, cioè coloro che al paziente stesso hanno posto la diagnosi o che l’hanno avuto in cura fino a quel momento; in genere costoro sono infatti i più informati sullo stato di salute fisica e psicologica del paziente. I requisiti per essere un donatore di midollo osseo sono pochi: avere un’età compresa tra i 18 anni e 55 e godere di buona salute generale. In pratica, subito dopo il parto viene inserito un ago all’interno del cordone ombelicale, che nel frattempo è già stato chiuso (ma non ancora tagliato), e attraverso di esso viene aspirato il sangue residuo placentare. Prima dell’ ingresso in ospedale il paziente viene sottoposto ad accertamenti volti a determinarne la condizione fisica generale e lo stato psichico, per stabilire così se esistono i presupposti necessari a permettere l’esecuzione del trapianto e le terapie correlate. Generalmente però, questo effetto collaterale ha una durata limitata ai giorni del condizionamento stesso e viene controllato dalla somministrazione di farmaci antiemetici.

Per preservare l’integrità delle cellule sottoposte a congelamento il midollo viene addizionato di una sostanza chiamata dimetilsulfossido (DMSO). I pazienti sono mantenuti in isolamento e, sia il personale medico che quello infermieristico, quando entra nella stanza indossa sempre un camice sterile, una cuffia sterile, dei guanti sterili ed una mascherina protettiva. Nelle prime due tre settimane dopo il trapianto, nell’attesa che si compia l’attecchimento e la maturazione delle nuove cellule midollari, il paziente va incontro ad uno stato di aplasia, ossia non produce cellule mature; come conseguenza della morte naturale delle cellule già presenti, si verifica una progressiva diminuzione delle cellule del sangue circolanti, che si traduce in una discesa dei valori emocromocitometrici: i globuli bianchi scendono rapidamente a zero mentre, di pari passo, le piastrine e i globuli rossi calano velocemente di numero. In particolare il paziente viene sottoposto ad aspirazione e biopsia del midollo, esami radiologici (radiografia del torace ed eventuali indagini TAC) , esami del sangue, prove di funzionalità respiratoria, elettrocardiogramma ed angioscintigrafia miocardica (MUGA). E’ molto importante però sottolineare il fatto che le funzioni sessuali non vengono assolutamente alterate. Sterilità non significa né impotenza né frigidità! I farmaci antitumorali e le radiazioni somministrate durante il regime di condizionamento sono molto potenti e in una certa misura possono arrecare danni anche ad altri organi; generalmente questi ultimi sono danni reversibili, ma talora, a distanza di tempo, possono condurre ad un indebolimento funzionale degli organi interessati; ciò vale soprattutto per il cuore, i polmoni ed il fegato; la maggior parte delle volte, però, eventuali esiti a distanza di tempo interessano organi già in precedenza indeboliti e perciò più soggetti a subire danni di una certa importanza, mentre di norma è proprio con il passare del tempo che pian piano l’organismo riacquista il suo assetto originale e ritrova il suo miglior equilibrio. Con il trapianto di midollo, invece, tali limiti possono venire ampiamente superati e si possono così ottenere molte guarigioni definitive. Sfortunatamente non tutti i pazienti che necessitano di trapianto trovano un donatore in famiglia: o la mancanza di fratelli, o la non compatibilità degli eventuali fratelli esistenti (per ogni fratello vi è una probabilità di compatibilità del 25%) rendono impossibile l’effettuazione di un trapianto allogenico da donatore familiare. Nonostante si tratti di procedure terapeutiche particolarmente complesse ed ancora problematiche per l’incidenza elevata di complicanze infettive, si stanno avendo risultati sempre più incoraggianti, soprattutto nelle leucemie mieloidi. In senso sequenziale la terapia delle leucemie, dei linfomi, ma anche di alcune neoplasie solide come il cancro della mammella, qualora sia possibile attuare un trapianto di midollo osseo, avviene nel seguente modo: – attraverso la somministrazione di farmaci chemioterapici ed eventualmente di radiazioni ionizzanti si cerca di eliminare le cellule malate dall’organismo; tale trattamento richiede alcuni giorni (solitamente 6-8 giorni), e prende il nome di “condizionamento”.

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